Mostra
FUTURAMA Nostalgia di Futuro
Il progetto FUTURAMA conclude la trilogia espositiva avviata dal museo con Sensorama e Diorama, ciclo dedicato alle modalità attraverso cui l’essere umano costruisce il proprio rapporto con la realtà, con l’ambiente e con il tempo. Dopo avere affrontato il tema della percezione come struttura cognitiva e quello delle ecologie post-naturali e del rapporto tra umano e non umano, il nuovo capitolo concentra l’attenzione sull’immaginazione del futuro come costruzione culturale, politica ed emotiva.
Il titolo della mostra riprende Futurama, l’esposizione organizzata da General Motors per la New York World’s Fair del 1939. L’evento, visitato da circa cinque milioni di persone, propose un’immagine idealizzata dell’America del futuro attraverso grandi plastici progettati dal designer Norman Bel Geddes. In quella rappresentazione, il domani assumeva la forma di città razionali attraversate da grattacieli e superstrade sopraelevate, organizzate attorno all’automobile e alla fiducia nella tecnologia. Un modello urbano ordinato e privo di conflitti, costruito come promessa di prosperità e controllo.
La mostra del MAN parte da quella visione per interrogare il periodo storico in cui il progresso sembrava inevitabile e universalmente desiderabile. Nel secondo dopoguerra, la crescita economica, le conquiste scientifiche e l’accelerazione tecnologica alimentarono infatti una diffusa convinzione di emancipazione dai limiti materiali e biologici. La corsa allo spazio, l’automazione industriale e la nascita dell’informatica contribuirono alla formazione di un immaginario collettivo fondato sull’idea di un futuro capace di garantire benessere e sviluppo.
Secondo il percorso espositivo, quella fiducia si tradusse anche in un’estetica diffusa del futuro che attraversò arte, design, architettura, moda e cultura popolare. In ambito artistico, la sperimentazione coinvolse materiali industriali e nuove concezioni dello spazio. Tra gli esempi citati figurano il bestiario in metacrilato di Gino Marotta, le Superfici lunari di Giulio Turcato e i Concetti spaziali di Lucio Fontana.
L’esposizione ricostruisce quindi una stagione storica caratterizzata da una fiducia radicale nel progresso, interpretata come vera e propria utopia estetica. La tecnologia veniva concepita come strumento di liberazione dal lavoro, dalle privazioni e persino dalla morte. Ad ogni modo, il percorso mette progressivamente in evidenza le contraddizioni generate dallo stesso modello di sviluppo. Le dinamiche che alimentarono l’ottimismo modernista produssero anche nuove forme di disuguaglianza, alienazione e fragilità ecologica. Secondo l’impianto curatoriale, l’espansione industriale intensiva, la crescita urbana incontrollata e l’affidamento totale alla tecnologia generarono conseguenze ambientali e sociali che l’utopia del progresso non aveva previsto.
All’interno di tale contesto, Futurama legge il presente come espressione di un paradosso tipico dell’ipermodernità: un’epoca segnata da accelerazione continua, sovraccarico informativo e trasformazioni rapidissime, capaci di generare contemporaneamente entusiasmo e perdita di controllo. Da qui nasce il concetto di “nostalgia di futuro”, formulato dalla mostra come tensione emotiva verso un domani migliore in un tempo caratterizzato dall’incertezza. Non si tratta, secondo il progetto curatoriale, di nostalgia del passato, ma della perdita di quella fiducia collettiva nel cambiamento che aveva attraversato gran parte del Novecento.
Attraverso un percorso che intreccia utopie tecnologiche, estetiche del progresso e visioni critiche della contemporaneità, la mostra propone quindi una riflessione sulla possibilità di immaginare nuovi scenari futuri. L’obiettivo dichiarato è riaprire uno spazio di confronto sull’idea di futuro come costruzione collettiva e non soltanto come proiezione astratta o distopica.
Tra gli artisti presenti in mostra figurano Valerio Adami, Vincenzo Agnetti, Enrico Baj, Agostino Bonalumi, Davide Boriani, Fabrizio Dusi, Mario Schifano, Lucio Fontana, Piero Gilardi, Pietro Gallina, Gianni Colombo, Sergio Lombardo, Gino Marotta, Pino Pascali, Giulio Turcato e Grazia Varisco.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo con contributi critici di Carlo Antonelli, Paolo Campiglio e Michela Gattermayer.